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Stupro Rimini: arrestato il quarto uomo della banda

Stupro Rimini: arrestato il quarto uomo della banda

Dopo poco più di una settimana dai terribili avvenimenti di cronaca che hanno visto lo stupro di una donna e di una trans a Rimini, si è finalmente arrivati alla chiusura del caso con l’arresto del quarto uomo della banda.

Vi riportiamo di seguito tutte le fasi salienti delle indagini, e le svolte degli ultimi giorni.

Stupro rimini: arrestato il quarto uomo della banda

E’ di questa mattina la notizia dell’arresto del quarto uomo della banda, l’unico maggiorenne. Guerlin Butungu, un congolese di vent’anni, era il solo componente della banda accusata dello stupro di una ragazza polacca e di una trans peruviana ancora libero.

Sino alla sera del 2 settembre è stata caccia aperta all’ultimo componente della banda che la notte del 26 agosto ha compiuto il terribile crimine di violenza sessuale per ben due volte. Dopo la confessione dei due fratelli appartenenti alla banda e l’arresto del terzo componente, Guerlin Butongu era il solo ancora a piede libero. L’unico maggiorenne dei quattro e presumibilmente il capo-banda, era anche il più temibile del gruppo.

Per sapere tutti i dettagli dell’arresto continuate a leggere.

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L’arresto del quarto uomo

L’uomo è stato catturato questa mattina dagli uomini della squadra mobile e dello Sco che erano già sulle sue tracce dai giorni precedenti, attraverso il tracciamento delle celle a cui si agganciava il suo cellulare. Il giovane è stato arrestato mentre era a bordo di un treno probabilmente diretto in Francia, all’altezza della stazione di Rimini. Le agenti della squadra mobile che monitorava i suoi spostamenti tracciando il suo cellulare, hanno bloccato il convoglio e una volta salite a bordo lo hanno trovato in una delle carrozze. Sono stati vani i tentativi del giovane congolese che nei primi momenti ha negato la sua identità.

Le dichiarazioni del Questore Improta

L’arresto di Guerlin Butungu è avvenuto per mano di due donne, cosa che amplifica ulteriormente la giustizia resa dall’arresto alle vittime di violenza. Come dichiarato dal Questore di Rimini Maurizio Improta infatti, l’arresto ha rappresentato “la peggiore mortificazione per chi commette un reato nei confronti delle donne”. E ancora: “l’arresto di questa mattina è stato una doppia soddisfazione perché a mettere le manette al quarto uomo sono state due donne. Un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze. Un risultato reso possibile da un grande lavoro di squadra. L’uomo fermato questa mattina, un nigeriano maggiorenne che risulta richiedente asilo, in un primo momento è rimasto meravigliato dalla presenza dei poliziotti e ha cercato di negare la sua identità. Ma ormai era stato inchiodato.”

La svolta nelle indagini

Le indagini sono arrivate ad un punto di svolta nel pomeriggio del 2 settembre quando, intorno alle 17, i due componenti più piccoli della banda, due fratelli marocchini di 15 e 17 anni, si sono costituiti presentandosi in caserma dai carabinieri di Montecchio, in provincia di Pesaro. Gli investigatori, a dire il vero, erano prossimi alla loro cattura. Gli uomini della polizia infatti erano già sulle tracce dei ragazzi da diversi giorni, seguendo le intercettazioni del telefonino di uno dei quattro componenti della banda. I due erano già conosciuti alle forze dell’ordine per piccoli precedenti di furto e spaccio.

stupro Rimini: si costituiscono i due fratelliUna volta giunti in caserma, i due fratelli hanno dichiarato” Siamo stati noi”. I due hanno deciso di costituirsi poichè avevano ormai capito che la polizia era prossima al loro arresto grazie alla loro identificazione nelle immagini delle telecamere che li ritraevano poco prima dello stupro nella zona vicina al Bagno 130 a Miramare di Rimini. I due fratelli, dopo aver ammesso al propria colpevolezza hanno dato un contributo decisivo alle indagini comunicando agli agenti i nomi degli altri due componenti della banda. La loro confessione è stata fondamentale ai fini della conclusione delle indagini, infatti subito dopo è stato arrestato anche il terzo componente della banda, un congolese di 17 anni. Continuava invece ad essere ancora ricercato il quarto componente, il solo maggiorenne.

Ancora una volta decisive per la chiusura delle indagini sono risultate le immagini delle telecamere che hanno ripreso in diversi fotogrammi i quattro componenti della banda la notte del 26 agosto, durante la quale i quattro hanno stuprato la giovane turista polacca e picchiato il suo compagno in spiaggia. In particolare, uno dei fotogrammi mostra chiaramente tre persone di spalle, una con un cappuccio in testa e due con un cappello con visiera. Proprio in queste immagini è avvenuto il riconoscimento dei ragazzi da parte della transessuale peruviana, che si è poi andato a incrociare con quello fatto dai due turisti polacchi, seppur ancora in stato di shock.

Le dichiarazioni del padre dei due fratelli

Il padre dei due fratelli marocchini di 15 e 17 anni intervistato da Il Resto del Carlino, ha condannato apertamente il terribile gesto dei suoi figli. L’uomo, un 51enne marocchino, fa il saldatore ed ha altri due figli. Vive ormai da anni in Italia e ha raccontato di aver riconosciuto sin da subito nelle immagini delle telecamere diffuse dai media i suoi figli.

Queste le sue dichiarazioni: “Gli ho detto di andare subito dai carabinieri. Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna. Se hanno fatto una cosa del genere devono pagare”. L’uomo ha raccontato che dopo la diffusione delle immagini i suoi figli sono rientrati e il più grande, quello di 17 anni, è scoppiato in lacrime. Queste le sue parole: “Mi ha detto che lui era con suo fratello e altri due loro amici, un congolese e un nigeriano, a Rimini. Hanno partecipato allo stupro di cui si parla da giorni…mi ha detto che quello maggiorenne li ha costretti ad andare a Rimini, che gli prometteva soldi se loro magari rubavano qualche cellulare e poi lo rivendevano a lui. Che li ha fatti bere, una birra in un locale, una in un altro…che il congolese ha puntato la ragazza polacca e ha detto “a questa ci penso io”. Il congolese la picchiava, le tirava gli schiaffi. Lui ha provato a dirgli “Lasciala fare, perché fai queste cose”. Ma poi l’ha trascinata lontano da loro e ha continuato.”

Ai microfoni di TgCom24 il padre dei due ragazzi marocchini ha dichiarato che i ragazzi gli avevano confessato che “hanno rubato, ma non hanno fatto sesso” e che dopo averli ascoltati ha condannato duramente il loro terribile gesto dicendogli: “he dovevano dire la verità e che non dovevano stare zitti per una settimana intera. E che sono stati fortunati. Io lo so come funziona il giro. Gli errori li ho fatti anche io. Mi sono ubriacato, ho rubato, ho fatto risse. Quindi, primo, con la transessuale hanno rischiato perché potevano essere rintracciati dal protettore. Ma poi hanno rischiato anche per la violenza alla donna polacca. Perché, lo dico chiaro, se qualcuno violenta una delle mie donne, mia moglie o mia madre o mia figlia, io lo ammazzo.”

Le reazioni alla chiusura del caso

Sin dai primi momenti successivi all’arresto del quarto componente della banda che ha commesso gli stupri di Rimini, le reazioni non si sono fatte attendere. Immediati sono stati i ringraziamenti da parte della Polizia polacca alle forze dell’ordine di Rimini. Questo il tweet pubblicato dalla pagina ufficiale della Polizia di Varsavia: “La polizia polacca ringrazia i colleghi della Squadra mobile della questura di Rimini per l’azione investigativa che ha portato a cattura presunti autori stupri” .

Il Ministro dell’Interno Marco Minniti e il Ministro della Giustizia Orlando hanno ringraziato pubblicamente il capo della polizia Gabrielli, mentre Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, ha dichiarato che la Regione si costituirà parte civile nel processo.

Infine non possono mancare le dichiarazioni dell’amministrazione comunale di Rimini che in una nota ha scritto: “Rimini si sveglia da un incubo durato otto giorni. A nome di tutta la comunità riminese, non può che esprimere un grande ringraziamento e i più sinceri complimenti alla Polizia di Rimini, alla Squadra Mobile, al questore Maurizio Improta, alla Procura e a tutti coloro che a vario titolo hanno collaborato alle indagini e alla riuscita in tempi rapidi dell’operazione”.

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