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Perché è questo il momento giusto per visitare il Nepal

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Lo scorso anno andai in Nepal per riferire se il Paese fosse pronto ad accogliere i turisti dopo che una serie di grossi terremoti lo hanno scosso nella primavera del 2015.
Tornai a casa chiedendomi come si possa non andare. Se mai c'è stato un momento giusto per visitare il Nepal, è ora.
Ero un fascio di nervi mentre controllavo la mia lista dei bagagli, preparandomi a raggiungere un gruppo di giornalisti e tour operator internazionali per un viaggio di 10 giorni nella nazione sud asiatica. Quanto saranno decadenti le infrastrutture?
Nei giorni e nei mesi che seguirono al terremoto, i media avevano ritratto un Paese in ginocchio. Ma dopo nove mesi che la terra aveva smesso di tremare, il Nepal era ancora pericoloso?
Arrivarci non è semplice. A Dallas dovetti correre per trovare il mio volo e scivolare verso il mio posto completamente sudata. Quindici ore dopo arrivai in Qatar, con otto ore da passare in un hotel dell'aeroporto. Quando atterrai a Kathmandu, dopo 35 ore di viaggio, non ero più sicura di che giorno fosse, se fosse ora di bere un caffè mattutino o di andare a dormire.
Le valige piovevano sul nastro come acqua che cade da un rubinetto. Quando lo giostra scricchiolante rallentò per poi fermarsi, due ore dopo, lasciandomi a mani vuote, strisciai verso l'ufficio reclami. Quando guardai disperata le caotiche pile di bagagli dispersi che affollavano il pavimento, l'impiegato dei bagagli mi consegnò un modulo di reclamo scritto a mano in triplice copia. "Non è neanche nel sistema dei computer". Credo che il mio petto s'irrigidì. Nel panico mando una email a mio marito, chiedendo aiuto. “Non ho tempo di chiamare la compagnia”, scrivo disperata. Dopo tutta la mia accurata preparazione, non ho niente. Niente depuratore per l'acqua. Niente vestiti. Niente filo interdentale. Rimando indietro le lacrime e immediatamente mi rimprovero. “Sei una viaggiatrice esperta. Non è un dramma”.

Perché questo è il momento giusto per visitare il Nepal
Il giorno dopo, camminai di fretta per il quartiere di Kathmandu di Thamel, cercando, per 45 frenetici minuti a disposizione tra un'attività e l'altra, dei vestiti per i giorni a seguire. Mi sentivo a disagio nei miei pantaloni da trekking scandenti e dalla taglia sbagliata e con una t-shirt blu da turista che urlava ANNAPURNA BASE CAMP. Non sono mai stata nel Campo Base dell'Annapurna: non so neanche dove si trovi esattamente. Desiderai i miei pantaloni da viaggio aderenti Prana e la mia maglia di lana Icebreaker. Poi attraversai un accampamento nella capitale del Nepal, dove i rifugiati del terremoto vivono con i loro vestiti in spalla. Sono tutti sorridenti. Mi vergognai tantissimo. Come avevo potuto essere triste per me stessa?

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La mattina dopo, il nostro gruppo visitò il Monastero di Kopan a Kathmandu. Un monaco Buddista con una veste fluente ci condusse nel tempio e ci parlò con un potere edificante dei segreti dell'appagamento: amore, compassione, accettazione. Smettere di cercare in continuazione ed essere felici con il qui e ora, disse. Il mio cuore era pieno di gratitudine.

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Continuammo per Boudhanath, il tempio buddista tibetano più sacro fuori dal Tibet, il cui imponente stupa d'oro si ruppe durante il terremoto e fu ricostruito. Salendo delle vecchie scale di pietra fino al tetto con panorama sul tempio,oltrepassammo un gruppo di affascinanti Buddisti, che sembravano non essere stati colpiti dal terremoto. La vita continua. La devozione persiste. Gli stupa sono ancora sacri, anche se sono imperfetti.
Accendemmo delle lampade a olio e recitammo la preghiera: “Possano tutti gli esseri viventi ovunque, piagati dalla sofferenza del corpo e della mente, ottenere un oceano di felicità e gioia”.

Perché questo è il momento giusto per visitare il Nepal
Nel vicino Bhaktapur, i danni del terremoto del 2015 e del 1934 sono evidenti ma non hanno distrutto il ritmo della vita quotidiana. “Ricostruiamo in continuazione”, ci disse la nostra guida mentre ammiravamo i lavori in legno scolpito della città antica, vicoli di stretti mattoni e piazze aperte con templi dal tetto di pagoda.
La storia del Nepal è piena di difficoltà – povertà, terremoti, guerra civile, lotte per i confini e – durante la nostra visita –un'assenza di carburante ha causato un'attesa di 20 giorni per il gas. Inoltre, ovunque andammo, i locali sembravano ottimisti. Così tanto che chiesi a Sumit Baral, un agente turistico del Paese, il suo parere al riguardo. “è uno stato mentale” mi ha spiegato. “[Alcune cose] vanno oltre il nostro controllo. Si riduce tutto alla speranza”.

Perché questo è il momento giusto per visitare il Nepal
Il nostro gruppo salì su un aereo per Pokhara, una destinazione avventurosa e una via di fuga verso il famoso circuito di trekking dell'Annapurna. Dal momento che la bellissima zona fu quasi completamente distrutta dai terremoti, la sua economia, dipendente dal turismo, è in uno stato di sofferenza. Lungo il lago, solitamente pieno di turisti, si sentiva l'eco dei nostri passi davanti a una sfilza di negozi dove i proprietari sedevano pigramente senza nessuno da salutare.
Vedemmo altri sorrisi. Guidando una moutain bike per una stupa, oltrepassammo raggianti persone del posto che salutavano con la mano e urlavano “Namaste!” Camminando attraverso fattorie lungo una collina lussureggiante, il nostro piccolo gruppo si incrociò con uno di bambini che giocavano su un'altalena. “Namaste!”
Feci un volo con il parapendio a Pokhara, ad alta quota in balìa del vento dell'Himalaya. Una volta tornati a terra, il mio istruttore mi disse che gli affari andavano male da quando ci furono terremoti. Chiesi se considerava l'idea di cercare un altro lavoro. “Mi piace volare”, disse lui con un sorriso, grato di avere un cliente quel giorno. “Questo è il mio sogno”.
Gli esperti stimano che i numeri del turismo sono scesi del 65 percento in Nepal nel 2015. Ma i posti che noi abbiamo visitato funzionano ancora normalmente, mancano solo della solita calca di turisti. È un periodo magicamente tranquillo.

Perché questo è il momento giusto per visitare il Nepal
Da Pokhara ci dirigemmo a nord verso Jomsom, nel Distretto montagnoso di Mustang. Mi meravigliai alla vista delle strade acciottolate, degli asini che si scansavano al passaggio, dei bambini dalle guance rosse che indugiavano sulle porte di casa. Una vetrina disordinata con ruote delle preghiere, campane tibetane, campane da yak, tappeti di tessuto e gioielli mi catturò ed entrai nel piccolo negozio per dare un'occhiata.
Chiedo all'uomo anziano dietro la cassa come è stata la vita dopo il terremoto.
“Questa intera zona è vuota da allora. Ho perso tantissimo lavoro, ma sono positivo e speranzoso che un giorno gli ospiti torneranno” disse, poi aggiunse velocemente: “Sono solo felice che io e la mia famiglia siamo salvi, e sono molto triste per quelli che sono morti”.
Sei giorni dopo il nostro viaggio, proprio quando avevo smesso di preoccuparmi, il mio bagaglio ricomparve, aprii la valigia e mi sentii immediatamente sopraffatta. “Cosa faccio con tutta questa roba?”
Ho imparato a vivere con ciò che ho. Ormai ho il Nepal addosso.

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