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I migliori film di Paolo Villaggio

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Paolo Villaggio ci ha lasciato da poche ore ed è già caccia alla lista dei migliori film di Paolo Villaggio. Incredibile la carriera di un ragazzo che inizia a lavorare negli anni ’60, in una delle maggiori aziende europee di impiantistica, ma che assunto come impiegato d’ufficio ben presto si ritrova ad organizzare eventi e feste aziendali.

Forse non tutti sanno che Paolo Villaggio viene fortemente voluto a Roma per debuttare in teatro ed alla Radio da Maurizio Costanzo. Villaggio, grazie al suo talento, scala velocemente i gradini della tv e diventa una celebrità da “Quelli della domenica”, dove debuttano il Professor Kranz e il nevrotico Fracchia, a “Canzonissima” e “Gran Varietà” alla radio. Stiamo parlando degli ultimi anni del ’60 che Villaggio fa suoi insieme ad attori come Enrico Vaime, Cochi e Renato, Gianni Agus e Ric e Gian. Nel ’68 debutta al cinema con il misconosciuto “Eat it!”.

Saranno solo gli anni ’70 a far passare Villaggio alla storia: prima con l’invenzione letteraria del ragionier Ugo Fantozzi, che ebbe un travolgente successo in libreria e poi con la sua versione cinematografica che si concretizza nel 1974 per la regia di Luciano Salce e la produzione Rizzoli. Saranno alla fine 10 i capitoli della saga che porteranno il Ragioniere fino in Paradiso e oltre.

Il Secondo Tragico Fantozzi è secondo gli esperti uno dei migliori film di Paolo Villaggio. Durante la produzione del film, Villaggio e Salce non poterono permettersi i diritti della pellicola de “La Corazzata Potëmkin”. Storpiarono allora il nome della pellicola: mantenendo però alcuni pezzi del film rigirati. La scena fu talmente apprezzata che, in Russia, Paolo Villaggio venne premiato per l’interesse mostrato sulla cultura cirillica. E pensare che quella scena doveva solo rappresentare una parodia della cultura medio borghese. Ma il film si racchiude in una frase che ormai è diventata una frase cult nella storia del cinema: “Per me la La corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca!”. Ecco il pezzo.

Fantozzi in Paradiso è l’ottavo film della saga e sicuramente il più malinconico, per la bellissima riflessione sulla vita e la morte. La morte che segue Fantozzi fino a fargli scoprire che gli restano pochi mesi di vita. Pina si sacrificherà per il bene di Ugo, fino ad arrivare alla beffa finale: scoprire di non essere più malati, ma morire perchè si è “caduti su una buccia di banana“. Il funerale sarà qualcosa di glorioso: tutti gli amici, parenti e perfino la nuvola d’impiegato lo accompagneranno alla tomba. Ma dall’alto del Paradiso Ugo guarderà gioioso… siamo sicuri che finisca tutto qua? La sfortuna non lo abbandonerà mai: il suo aereo viene dirottato nel Paradiso Buddista! Incontrerà Buddha in persona che lo costringerà a reincarnasi. La sua sfortuna gli fa ricominciare tutta la sua stessa vita da capo! Un film molto profondo e filosofico. Curiosità: questo è l’unico film dove Fantozzi fa finalmente sesso con la signorina Silvani!

Nel frattempo Paolo Villaggio inizia a fare le prime incursioni nel cinema d’autore con Monicelli per “Brancaleone alla crociate”, con Gassman che ne fa la sua spalla preferita, con Pupi Avati all’esordio e con Nanni Loy. La sua comicità mischia ironia surreale e satira reale in un costante passare da Cechov alle comiche del muto, dall’osservazione sociale al teatro dell’assurdo.

I critici se ne accorgono tardi, ma farà in tempo ad accorgersi della sua bravura, Federico Fellini che gli dedicherà il suo ultimo film, “La voce della luna” in coppia con Benigni, dove la sua interpretazione del prefetto Gonnella gli farà vincere il David di Donatello come miglior attore protagonista.

Giorgio Strehler che lo porta a teatro con “L’avaro”, Ermanno Olmi con “La leggenda del bosco vecchio” da Buzzati, Lina Wertmuller con “Io speriamo che me la cavo”. Bellissima e commuovente la scena finale.

Gli anni ’90 sono per Paolo Villaggio , gli anni dei problemi fisici e della delusione per l’Italia e per l’utopia socialista infranta che lo porterà a mettere da una parte il cinema. Villaggio si rifugia nella pubblicistica, sempre accompagnata da buon successo di vendite, in cui continua a mantenere uno sguardo acuto sulla società che cambia.

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