Viaggi

Escursioni sui ghiacciai in Islanda

Camminare sull'acqua è più facile di quanto sembri. Prima di tutto avete bisogno di ramponi solidi e di una guida fidata, e anche una piccozza per essere più sicuri. Poi, potete cautamente fare un passo sull'acqua – dopo che si è congelata nel corso dei secoli fino a diventare un ghiacciaio – ed entrare in un altro mondo, fatto di incredibile potenza e bellezza.

Dimenticate tutto quello che potete sapere sulle lisce pendenze che trovate nelle stazioni sciistiche alpine. I ghiacciai artici sono fiumi di ghiaccio che salgono e scendono in maniera confusa, che cadono a strapiombo e si immergono nei crepacci nascosti.

Da qui la necessità di guide come Ingvar Kristjansson, a cui non piace nient'altro che fare trekking attraverso il cuore congelato dell'Islanda. "I ghiacciai sono la cosa più divertente per me" sostiene. "Sono sempre in evoluzione, c'è sempre qualcosa di nuovo." Ingvar è una guida per Arctic Adventures, che offre brevi escursioni sui ghiacciai per principianti, un assaggio dell'inquietante landa ghiacciata vissuta dagli esploratori polari, e poi via verso un pittoresco villaggio di pescatori giusto in tempo per il pranzo.

Stiamo viaggiando lungo la costa sud, su una delle poche pianure fertili non rivestite da ghiaccio o da lava, sulla strada per Solheimajkökull (sede del ghiacciaio del sole), che fa parte del ghiacciaio Myrdals. Si trova proprio dietro il famigerato Eyjafjallajökull, dove l'eruzione vulcanica del 2010 ha sparato nell'aria un gigantesco pennacchio di cenere, mandando in tilt le compagnie aeree.

In una di quelle giornate relativamente calme, con un pallido sole invernale, sembra un essere innocente e pacifico sotto un manto di neve. "Chi, io?" sembra dire.

In lontananza si vede il Monte Hekla, il vulcano più attivo dell'isola, che si erge sopra un bastione di montagne scintillanti per via della neve. I primi coloni vichinghi consideravano l'ardente Hekla la porta per l'inferno, ma quando resta avvolto tra le nuvole basse, la montagna assume un fascino mistico, come il regno magico di un racconto popolare.

Ingvar ci parla dei troll e degli huldufólk (persone nascoste) che secondo gli islandesi abitano un mondo spirituale parallelo. I troll sono più facili da individuare, essendo stati colpiti dal sole e trasformati in strane formazioni di lava.

Ne avevo visti un paio il giorno prima, mentre stavo seduto da solo nella jeep in una landa desolata di lava e di montagne striate di neve, dopo aver declinato l'invito di un'altra guida ad esplorare un tunnel di lava. Se Dio avesse voluto che io mi dimenassi e strisciassi attraverso delle grotte sotterranee, mi avrebbe dato gli artigli e degli occhi che brillano al buio.

Mentre aspettavo che la guida e un cliente tornassero, il sole iniziava a tramontare e il vento ad alzarsi. Io stavo leggendo un guida e buttando giù delle annotazioni quando ebbi la sensazione che mi stavano guardando. Alzai gli occhi e vidi due colonne di lava a due passi da me, che somigliavano a una coppia di vecchi amici con i visi butterati e i corpi deformi. Non importa quante volte io abbia distolto lo sguardo, non sono comunque riuscito a dissipare quella sensazione di disagio per via del fatto che mi stessero guardando.

In seguito la guida mi ha assicurato che non credeva a niente che non potesse vedere. Ha fatto una pausa, poi ha continuato: "Ma qui ci sono cose che non si vedono". Ingvar insiste sul fatto che ci siano cose più importanti in Islanda di cui preoccuparsi, come i terremoti. Di recente la terra si è mossa e ha demolito il posto in cui due suoi amici avrebbero dovuto tenere il ricevimento per il loro matrimonio qualche giorno dopo. In un'altra abitazione, di punto in bianco è apparsa una sorgente termale in salotto.

Pensa che sia improbabile che ci sarà un disastro naturale durante la nostra spedizione, ma per sicurezza sta portando con sé il suo cellulare. Un vulcano che si trova al di sotto del ghiacciaio Myrdals potrebbe far saltare in aria la sua cima in qualunque momento, e se dovesse succedere provocherebbe un'inondazione di proporzioni bibliche più o meno simili al flusso del Rio delle Amazzoni.

"Se dovesse succedere, ognuno riceverà un messaggio nella propria li
ngua che ci direbbe di muovere il culo, e che abbiamo circa tre ore" dice. Avremmo abbastanza tempo per scendere dal ghiacciaio e ritornare nella sicura Reykjavik.

La prima volta che vediamo il Solheimajokull è da un parcheggio alla fine di una strada sterrata. Sembra un mare tumultuoso, congelato nell'atto di infrangersi sulla spiaggia. Alla base, vento e acqua hanno scavato una grotta di ghiaccio scintillante che sembra fragile sotto tanto ghiaccio. Non ci entriamo.

La nostra prima lezione è quella di imparare a usare i ramponi e le piccozze su un piccolo pendio di ghiaccio. "Camminate come una papera o come un cowboy", suggerisce Ingvar. Quando le nuove abilità acquisite sono ritenute soddisfacenti, partiamo a suon di uno scricchiolio rassicurante dato dalla punta dei ramponi che si infilzano nel ghiaccio.

Una tempesta recente ha depositato uno strato di neve che adesso nasconde crepacci e tunnel che trasportano acqua. Ci hanno istruito a non camminare sula neve intatta, a seguire le orme della nostra guida e a stare alla larga da ogni posto che la guida segna con una X.

La salita verso un mondo ghiacciato che si muove impercettibilmente sotto i nostri piedi è lenta e semplice, e gradualmente sta scomparendo. Il ghiacciaio si sta ritirando tra i 30 e i 50 metri all'anno, lasciando una brutta cicatrice di detriti geologici, e con l'attuale tasso di riscaldamento globale si stima che l'ultimo ghiacciaio islandese si scioglierà fra 200 anni.

Ma per ora, stiamo attraversando gli stessi paesaggi di ghiaccio che portarono gli avventurieri ad allenarsi per le spedizioni polari. Loro possono trascorrere settimane sui ghiacciai islandesi a testare la loro attrezzatura, nonché loro stessi; noi invece abbiamo solo un paio d'ore a disposizione, ma le emozioni indelebili restano le stesse.

Camminiamo tra solchi e promontori, in mezzo a coni vulcanici che spuntano dal ghiaccio come mini-templi. Qua e là, chiazze di neve sono state spazzate via dal vento, svelando il ghiaccio incontaminato. Ingvar dice che è nel suo massimo splendore quando le piogge estive lavano via le croste di neve, e il ghiaccio scintilla con toni luminosi di blu.

Finalmente raggiungiamo un crepaccio che non è stato riempito dalla neve. È una depressione enorme sotto una rupe di ghiaccio di 9 metri, come un trogolo che precede un'onda gigante in un mare in tempesta. I marinai dell'Oceano del Sud avrebbero trovato la scena familiare.

È un posto in cui restare fermi ad ammirare l'infinita varietà della natura, e chiedersi per quanto tempo ancora questa landa di ghiaccio durerà. È anche il tempo di chiedersi cosa c'è per pranzo.

La buona notizia è che Vik, il villaggio di pescatori, gode di una posizione suggestiva tra le montagne frastagliate e le scogliere, e ospita una chiesa col tetto rosso abbarbicata graziosamente su una collina su di esso e su un ristorante vicino alla riva. La cattiva notizia è che se il vulcano al di sotto di Myrdalsjökull erutta, si troverà nel bel mezzo di un flusso glaciale. Per fortuna, Ingvar non riceve alcun messaggio d'emergenza durante il pranzo.

Nessuno dei disastri naturali minacciati sembra avere molto effetto sulla salute e sulla felicità degli islandesi, che pare vivano di più e più felicemente della maggior parte degli altri paesi.

Questo, nonostante il tempo orribile prodotto da una persistente "bassa islandese", dei venti che assicurano che non cresca quasi nulla che sia più alto delle proprie teste. Loro ci scherzano anche su. Domanda: Cosa fate se vi perdete in una foresta islandese? Risposta: Ci alziamo!

Mentre torniamo indietro si alza il vento, per cui ci fermiamo a guardare le cascate di 60 metri che tuonano giù per le scogliere verticali. Dall'altra parte, un banco di nebbia sembra ruotare, ma non è nebbia. È cenere vulcanica proveniente dall' eruzione dell'Eyjafjallajökull che non essendo stata assorbita dalla terra sottile, viene trasportata dal vento. È una vista surreale, fattorie e cavalli con le criniere al vento si materializzano dal buio come fantasmi per poi sparire.

Per lo meno, parte della cenere è destinata a qualcosa di buono. L'hotel ION, il più nuovo alloggio di lusso dell'Islanda all'interno del Parco Nazionale di Thingvellir, vanta una spa in cui lavora un terapeuta con delle mani meravigliose. Parte del mio trattamento implica l'essere stuccato con un misto di cenere, terra e acqua per detergere e nutrire la pelle.

La prossima fermata è una vasca idromassaggio all'aperto lunga 9 metri, con una bellissima vista sulle montagne lontane. Dopo una giornata di esplorazione artica, la cosa più bella di camminare sull'acqua e immergervisi dentro alla temperatura di 40°.

Quando andare

Da ottobre a marzo per le condizioni invernali e l'Aurora Boreale, da aprile a settembre per godere di lunghe giornate estive.

Come arrivare

Scoprite le caratteristiche dell'hotel ION e del loro programma di tre notti da €455 a persona, inclusi bed&breakfast e noleggio auto (01737 214291; discover-the-world.co.uk). Icelandair ha voli da Londra, Glasgow e Manchester a Keflavik a partire da €330 (084 4811 1190; icelandair.co.uk).

Escursioni sui ghiacciai

Il tour "Blue Ice – Glacier Hiking & Ice Climbing" parte da €125 a persona.

Valuta

€1=138 corone islandesi

Ulteriori informazioni

Bradt Guide to Iceland di Andrew Evans.

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