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Cuba cosa vedere, itinerario con il libro Cuba Resiste

Cuba, l’isola caraibica più famosa per la sua storia e per il suo ruolo nella scena politica internazionale, rimane sempre una meta turistica molto gettonata e il libro del giovane autore Massimiliano Squillace “Cuba Resiste. Reportage da un Paese che cambia ma resta fedele alle sue radici” (Infinito Edizioni) farà sicuramente venire voglia di andarci.

Racconta di un viaggio che ovviamente parte dalla, L’Avana: il protagonista, tornato a Cuba per la terza volta nel 2016, anno della morte di Fidel Castro, alloggia in un casa particular o hopital nel cuore de L’Habana Vieja, L’Avana Vecchia, il suggestivo centro storico della città.

Qui sarà piacevole ad esempio passeggiare sul Malcòn, il lungo mare de L’Avana, una strada dal sapore decadente costeggiata da un muretto di pietra, che appunto dà sul mare. Ha una storia lunga oltre un secolo, visto la sua costruzione ha avuto inizio nel 1901, e la sua fine è avvenuta nel 1950. Ci sono un parco sportivo (parque deportivo) intitolato all’eroe nazionale Josè Martì, che nell’Ottocento combatté e venne ucciso dai colonizzatori spagnoli e graziosi bar con ampie terrazze, i quali vendono bevande che è possibile bere seduti sugli scogli.

Alcuni edifici del Malecòn hanno una storia del tutto particolare: per esempio ce n’è uno a forma di bara, in cui si racconta che l’architetto che l’aveva progettato, avrebbe murato il corpo di una delle sue figlie, morta adolescente, dopo che l’uomo aveva trascurato lei, la moglie e l’altra figlia a causa del lavoro. Dà anch’esso sul mare, in modo che la ragazza defunta avrebbe potuto guardarlo per l’eternità.

Sul Malecòn ci sono numerosi grattacieli, che contrastano con la presenza dinumerosi castillos fortificati fatti costruire nel Cinquecento da Filippo II di Spagna. Tra questi il Castillo de Los Tres Reyes del Morro, detto semplicemente “El Morro”, situato sul promontorio orientale.

Lasciata L’Avana, il protagonista porta il lettore a Varadero, che con i suoi 22 chilometri di spiagge, gli hotel, i resort e la movida notturna, è “la più turistica delle città cubane”, l’ “icona del turismo a Cuba” anche per la stessa popolazione locale. Tuttavia essendo molto cara, i Cubani possono andarci poco. Storicamente vi si recavano soltanto i ricchi e i politici.

Il lungo itinerario di “Cuba Resiste” ci porta in una città ricca di storia e di cultura: Trinidad. Fu fondata nel 1514 dal conquistador spagnolo Diego Velasquez de Cuèllar, governatore di Cuba, titolo ottenuto quattro anni prima direttamente da Cristoforo Colombo.

Il nome “Trinidad” omaggia ovviamente la Santissima Trinità, a cui è dedicata la grande Iglesia Parroquial de la Santissima Trinidad, situata nella Plaza Mayor.

Massimiliano Squillace descrive Trinidad come una sorta di “museo gigante”: a destra della chiesa dedicata alla Trinità, si trovano un altro luogo di culto cattolico e il Convento di San Francesco, ovvero l’Iglesia y convento de San Francisco, il cui campanile è uno dei punti di riferimento cittadini. All’interno di esso c’è il Museo storico comunale, che comprende anche negozi di souvenirs e libri su Ernesto (Che) Guevara e Fidel Castro.

Poi c’è la Valle de los Ingenios, che con la stessa città di Trinidad costituisce uno dei nove siti cubani Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Si tratta di una distesa di verde di 250 quadrati in cui, all’epoca dei Conquistadores, si produceva un’enorme quantità di zucchero, e dove oggi si possono fare indimenticabili escursioni. Un altro luogo stupendo dal punto di vista naturale a Trinidad è il Parco Nazionale Topes de Collantes, una zona montuosa con fiumi, cascate e grotte.

Le principali caratteristiche della storica città cubana sono però i suoi edifici color pastello, che ne fanno “un pugno di fuoco negli occhi”, per usare le parole di Massimiliano Squillace.

Il viaggio prosegue a Gibara, città dove dal 2003 si tiene il Festival del Cinema Povero (Festival del Cine Pobre), dedicato a vecchi film latinoamericani e non solo, e richiama pubblico da tutto il mondo, tanto che oggi è chiamato con il nome ben più altisonante di Festival Internazionale del Cinema di Gibara.

Il protagonista di “Cuba Resiste” non manca di visitare una cittadina divenuta molto famosa a livello internazionale: Guantanamo. Già evocata dalla celeberrima canzone popolare “Guantanamera” – “La ragazza di Guantanamo”, alcuni versi della quale si dicono scritti da Josè Martì in persona, per omaggiare una bella e giovane contadina del posto –, è diventata ancora più nota per via del carcere statunitense di massima sicurezza di Guantanamo Bay, in cui sono rinchiuse persone accusate o condannate per terrorismo di matrice islamica. Inoltre la base navale di Guantanamo è contesa da più di un secolo tra il governo cubano e quello statunitense.

Naturalmente nell’itinerario non possono mancare le meravigliose spiagge di Cuba, annoverate tra le più belle del mondo: Cayo Coco, Cayo Guillermo – d cui parla un celeberrimo amante dell’isola, Ernest Hamingway, nel suo romanzo “Isole nella corrente” – e Cayo Romano. Poi c’è La Boca, raggiungibile da Trinidad in bicicletta: è frequentata perlopiù da cubani ed è molto economica. Ben più di quella di Ancòn, a 14 chilometri a sud di Trinidad e raggiungibile in macchina o in autobus. E’ una zona piuttosto esclusiva, dove si trovano due grandi alberghi.

Non possono mancare soste in una delle più note spiagge cubane, Flamingos, a Playa Prohibida, Playa Pilar, Cayo Sabinal, Ensenchachos, Playa Megano e decisamente consigliate sono Playa Sirena e Playa Paraiso, la quale deve il proprio nome all’assoluta bellezza che la caratterizza.

Il viaggio si conclude praticamente con il villaggio di Siboney, a 14 chilometri da Santiago de Cuba, dove nel 1907 nacque Compay Segundo, noto soprattutto per una sua interpretazione di “Guantanamera”. Il cantante è sepolto a Santiago, che è veramente l’ultima tappa di questo itinerario, alla fine del quale forse direte come Massimiliano Squillace: “Nessun posto mi ha rubato l’anima come Cuba”.

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