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Come relazionarsi con i bambini

Perché mio figlio non mi ascolta?
Perché non mangia più?
Perché non vuole più andare a scuola?
I genitori spesso non sanno come relazionarsi con i propri figli rischiando di innescare di conseguenza risposte incomprensibili come silenzi o reazioni di rabbia. Allora come relazionarsi con i bambini?

Come relazionarsi con i bambini, secondo l’esperto
Mettersi in relazione con il bambino significa, innanzitutto, tener conto dell’unicità e dell’irripetibilità, che rendono unico l’individuo. Il bambino è una persona diversa e distinta da noi, quindi per creare la giusta relazione IO – TU, è importante porsi in “ascolto” del bambino, per poter comprendere al meglio le esigenze e i bisogni effettivi del bambino, ciò che realmente vuole comunicarci. Per esempio il bambino che piange, non va assecondato ma ascoltato e compreso. Prendiamo in considerazione la relazione genitori-figli, è chiaro che la relazione padre-figlio/a, sarà diversa dalla relazione madre – figlio/a, vista la differenza sia fisica che psicologica tra l’uomo e la donna, pur rimanendo in entrambi i casi una relazione che funziona. In questo caso è fondamentale il ruolo genitoriale: il papà sarà più razionale, pratico e direttivo;la mamma, caratterizzata dall’istinto materno, sarà più protettiva, contenitiva e di accudimento. I due ruoli ben distinti permetteranno al bambino di costruire il proprio sé e di sviluppare una propria identità, per il raggiungimento dell’autonomia e dell’autodeterminazione.

Come relazionarsi con i bambini, relazione sbagliata
Quando una relazione è da considerarsi sbagliata?
Tenendo conto che è importante sia l’approccio con cui ci relazioniamo con il bambino e sia il metodo che utilizziamo per educarlo, riportiamo alcune forme sbagliate da evitare:

  • La Simbiosi è quando la madre o il padre pensano di essere la stessa cosa con il bambino, il bambino è considerato come un’appendice:”Tu sei come me, noi due siamo identici, tu la pensi come me.”Il bambino cercherà inconsciamente di adattarsi e di essere come i genitori vogliono che sia, determinando l’incapacità di sentirsi accettato.
  • Il Narcisismo è quando ci mettiamo in relazione non con il bambino, che è diverso da noi ma con quelle parti del bambino in cui ci riconosciamo, che amiamo di più perché le riconosciamo in noi. In questo caso la relazione giusta IO – TU, diventa relazione sbagliata IO – IO. Il bambino non si sentirà mai all’altezza del genitore e si sforzerà sempre di essere come lui.
  • L’Egocentrismo è quando ci poniamo al centro, ci relazioniamo in virtù di ciò che noi desideriamo, non di quello che desidera il bambino, cercando di soddisfare i nostri bisogni e non i reali bisogni del bambino. Per esempio il bambino praticherà un determinato sport, non in base alle proprie capacità, attitudini e aspirazioni ma secondo i desideri e le aspettative dei genitori. Amiamo il bambino non per quello che è, con le sue difficoltà e limiti ma per ciò che sogniamo per lui. Il bambino non si sentirà amato realmente ma al contrario si sentirà negato, rifiutato.
  • L’Onnipotenza è quando ci poniamo in una posizione di superiorità, siamo autoritari e non autorevoli.
  • La dipendenza si ha quando ci poniamo al servizio del bambino, dipendiamo da lui, in questo caso è il bambino che poniamo in una posizione di onnipotenza. Il bambino crescerà con la convinzione di poter far tutto, di essere un Dio e di non avere limiti e regole da rispettare. Il bambino potrebbe avere disturbi del comportamento e della personalità.
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